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35. Il problema fiscale.
In tema fiscale, esiste un circolo vizioso che è possibile spezzare.
Si è ritenuta in passato ed a torto "tollerabile" una certa elusione ed evasione fiscale, per cui il nostro settore, così come quello del "popolo" delle partite IVA, è stato poi accusato pesantemente.
La "soluzione" è stata ogni volta quella di aumentare la pressione fiscale su questo settore, in modo ormai inaccettabile, non solo a scopo "punitivo", ma soprattutto per assicurare complessivamente all'Erario un certo prelievo.
Quanto ciò sia stato dannoso sia per la professione che per cittadini è sotto gli occhi di tutti. Inoltre, per chi vuole stare in regola, la vita è divenuta ormai troppo dura.
L'avvocatura avrebbe dovuto - secondo me - esigere l'applicazione di automatismi che imponessero il pagamento "automatico" delle imposte, liberando l'avvocato dagli adempimenti contabili, così come avviene per i lavoratori dipendenti (non è impossibile realizzare un sistema di "ritenuta alla fonte" anche per i lavoratori autonomi....), invece che promuovere la legge 576/80, la quale mira ad allontanare dalla professione gli avvocati che effettivamente non guadagnano molto e che andrebbe abrogata.
Gli automatismi possono rivelare, oltre alla effettiva capacità contributiva, l'esistenza di un eccessivo divario tra importo lordo ed importo netto in busta paga (ora lo chiamano "cuneo fiscale") e si potrebbe persino ragionare di diminuirlo, riducendo il prelievo ed i pubblici sprechi.
Occorrerebbe però, come avviene nel lavoro subordinato, vincolare a versare le imposte non chi è pagato, ma chi paga il corrispettivo...
Il discorso si collega al binomio di una "sana" concorrenza, (basata sulle idee e non sul fatturato), ed una "sana" fiscalità, (basata sulla capacità contributiva effettiva e non presupposta), valori per i quali i "vertici" si sarebbero dovuti battere risolutamente.
Ma vi è di più: chi deve difendere la gente dal potere, come - nei casi più gravi deve fare un avvocato - deve essere libero e certo non è tale chi nasconde "scheletri" nel proprio armadio, ivi compresa l'evasione, il riciclaggio di denaro, eccetera eccetera (= absit iniura verbis).
L'avvocato che evade le imposte resta, fondamentalmente, un avvocato "di burro", cioè un debole difensore, perchè basta una telefonata per farlo tremare, mentre chi fa il proprio dovere non ha nulla da temere e può stare a testa alta davanti a chi esercita il potere...
Così è, se vi pare. Cordiali saluti a tutti.
(Avv. Roberto Castellano)
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