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29. Un caso di coscienza.

il 15 Gennaio 2007 abbiamo scritto:

"Molte domande ci vengono poste - sia dal pubblico che dai neofiti -riguardo la possibilità, per l'avvocato in Italia, di conciliare l'idealismo con il guadagno. La tesi secondo la quale il guadagno garantirebbe proprio l'indipendenza e la libertà di scegliere consapevolmente la via del bene appare ai detrattori una risposta non convincente perchè chi aspira ad un personale profitto non potrebbe perseguire un ideale. 

Purtroppo, l'avvocato non può prestare la propria opera per chi non è in grado di remunerarlo e questo è senz'altro un fatto fisiologico. Ciò  vale anche quando il "cliente" è lo Stato. Prassi o norme che violino i diritti dell'Avvocato come lavoratore sono  in conflitto con quanto prevede l'art. 23 della Dichiarazione dei diritti dell'uomo ed, in definitiva, anche con il principio di eguaglianza.

Se l'avvocato non fosse, come in effetti è in Italia,  uno strumento di riscossione di numerose imposte e tasse; se fosse inserito nell'ambito di una agenzia organizzata, a carattere nazionale, che ne verificasse costantemente il comportamento, controllandone la carriera ed assicurandone la remunerazione, potrebbe forse conquistarsi il rispetto dell'italiano medio, portato a riconoscere dignità solo a chi sia inquadrato in un "ruolo" con stipendio a carico del bilancio dello stato.

Tuttavia, i rischi connessi alla creazione di una "Agency" di questo tipo, caratterizzata da avvocati "in divisa" (per così dire),  controllata direttamente dal Parlamento, alla quale magari affidare anche la funzione di pubblica accusa, sono enormi e non si limitano certo al profilo finanziario del progetto.

L'esperienza giuridica di  secoli dimostra che l'Avvocatura è in grado di dare il meglio di sé stessa solo quando l'avvocato resta  libero professionista.

Effetti disastrosi si rischiano in effetti sia quando si voglia "statalizzare" l'avvocatura (come hanno sperimentato alcuni regimi comunisti), sia quando la si voglia "sterilizzare"  minandone alla radice il potere, minimizzando la figura dell'avvocato, soffocandola con un eccessiva pressione fiscale ed innescando, nel suo seno, una eccessiva e distorta concorrenza (come, purtroppo, sta accadendo in Italia).

Tuttavia la costituzione di una "agency" nazionale, per esempio, rivolta alla indipendente difesa in giudizio dei diritti del bambino, (esigenza suggeritaci da un illustre Magistrato della Suprema Corte di Cassazione), non sarebbe forse una idea del tutto malvagia".

 

Oggi, 31 Luglio 2008, veniamo a conoscenza che verrà presentato domani al Consiglio dei Ministri un disegno di legge che, presumibilmente, diverrà proposta governativa, per la istituzione di una "Garante" perla protezione dei diritti dell'infanzia.

Istituire un "Garante" è buona,anzi ottima cosa, purchè questi possa però contare su di una organizzazione che "agisca" poi effettivamente per le finalità di istituto.

E' noto cheil Garante della "Privacy" ha dovuto fare ricorso ai servizi della Guardia di Finanza, la quale si è dovuta sobbarcare anche di questa incombenza. Con il Garante per la protezione dei diritti dell'infanzia dovrebbe così nascere anche la nostra "Agenzia" affinché il capo di questo "gigante buono" abbia anche potenti braccia a sua disposizione per combattere il male là dove questo colpisce chi non si può difendere.

 

Con Legge 12 luglio 2011, n. 112 è avvenuta l'Istituzione dell'Autorita' garante per l'infanzia e l'adolescenza. GU n. 166 del 19-7-2011. Entrata in vigore del provvedimento: 03/08/2011

 

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Così è, se vi pare.  Cordiali saluti a tutti.

 

(Avv. Roberto Castellano)